A febbraio scrissi su questo convento:
“Tra i tempi di decadenza, singolare per San Francesco fu quello del governo francese. Di fatto, nel 1808-1810, dopo l’annessione della Toscana all’impero, al fine di unire la legislazione e di far cassa a spese degli enti più indifesi e odiati a Parigi (quelli cattolici), furono soppresse le corporazioni religiose e incamerate o vendute le loro proprietà.
Come altri conventi grandi e con possedimenti, con begli ambienti e una chiesa notevole, San Francesco fu attenzionato, ispezionato, inventariato e descritto con cura in un processo verbale che venne notificato il 23 aprile 1808 al padre guardiano Luigi Panchetti dal funzionario Filippo Passerini impiegato alla Sanità della Bocca del Porto di Livorno e commissario delegato dal prefetto del Dipartimento di Livorno con lettera speciale del 21 aprile”.
L’impiegato riportò il numero e il nome dei religiosi (otto frati professi), la situazione degli ambienti (stanze e celle, porte e finestre, libri, mobili, eccetera) e degli altari di chiesa, dell’organo, della sagrestia, dell’argenteria ...
Oltre a ciò, chiese al guardiano e fece elencare nel processo verbale i poderi di proprietà del convento, situati nel piano e in costa di San Miniato, alcuni rimasti oggi dei piccoli centri, come l’Isola e Sant’Angelo a Montorzo tra l’Arno e la confluenza dell’Elsa.
Questo è il testo della sua interrogazione:
“Coerentemente al prescritto nelle istruzioni in stampa correlative alla presente operazione, prima di chiuder l’attual processo verbale, si fecero da noi commissario al ridetto superiore le seguenti interrogazioni e se ne riportò da esso le corrispettive repliche che appresso.
Interrogazioni
D. Quali sono i terreni di pertinenza del suddetto convento?
R. Un podere detto l’ Angiolo a Montorzo consistente in sette appezzamenti di terra, la maggior parte dei quali in piano e parte in costa, con casa rurale e due capanne di materiale.
Un podere detto il Poderino consistente in due appezzamenti di terra situati in costa con casa rurale e l’altra casa appigionata e capanna di materiale.
Un podere detto della Tomba consistente in un appezzamento di terra parte in costa e parte in valle diviso dal Rio d’Ensi [torrente Enzi affluente dell’Egola] con casa rurale e capanna di materiale.
Un podere detto dell’ Isola consistente in tredici appezzamenti di terra tutti in piano con casa rurale e capanna di materiale.
Un podere detto di Nocicchio consistente in cinque appezzamenti di terra, quattro dei quali in piano ed uno in costa con casa colonica e capanna di materiale.
Un podere detto della Fonte alla Macchia consistente in due appezzamenti di terra, parte in costa e parte in valle con casa rurale e pilastri di materiale per una capanna di paglia.
Un podere detto di Brotino consistente in cinque appezzamenti di terra tutti in piano con casa rurale e capanna di materiale.
Un podere detto di Pratale consistente in due appezzamenti di terra in piano con casa colonica e capanna murata per gli strami.
Un podere detto di Poggetto di pertinenza dell’opera di San Giuliano aggregata al convento [per il mantenimento degli edifici] consistente in quattro appezzamenti di terra in piano con casa rurale e capanna murata coperta di terre cotte.
N. 3 campi spezzati in valle vocabolo al Pozzo.
D. Quale è la misura dei suddetti terratici?
R. Il podere di Sant’Angiolo è dell’estenzione di circa staia settanta a seme o sia quadrati trentanove circa.
Il podere detto il Poderino è dell’estenzione di staia quaranta e mezzo a seme circa o siano circa quadrati dodici.
Il podere detto della Tomba è dell’estenzione di circa stiora sessanta a seme o siano quadrati trentatre e mezzo circa.
Il podere dell’Isola è dell’estenzione di staia cinquantacinque circa o sessanta a seme o sia quadrati trentaquattro circa.
Il podere di Nocicchio è di misura circa staia cinquantadue in cinquantacinque a seme o sia quadrati trentuno circa.
Il podere della Fonte alla Macchia è della misura di circa staia diciotto in venti a seme o siano quadrati undici circa.
Il podere di Brotino è dell’estenzione di staiate cinquanta circa a seme o siano quadrati ventotto circa.
Il podere di Pratale è della misura di staiora ventisette circa a seme o sia quadrati sedici circa.
Il podere finalmente di Poggetto attinente all’opera è dell’estenzione di staiate sessanta circa a seme o sia quadrati sedici circa.
Ed i campi spezzati suddetti si estendono per la misura di quadrati quattro circa.
D. Quanto è egli il terreno appartenente al convento coltivato in quest’anno?
R. Il terreno attinente al convento suddetto coltivato in quest’anno, unitamente a quello di pertinenza dell’opera, ascenderà in tutto alla misura di N. 242 quadrati circa.
D. Che specie di grani e di produzioni vi sono state seminate o coltivate?
R. I grani o produzioni seminativi consistono in grano gentile, grano grosso e grano mischiato con veccia, (a)vena, segale e vecciato e quanto prima vi si semineranno saggina, granturco, fagioli e panico.
D. Quale è la quantità del terreno rimasto senza cultura?
R. Il terreno rimasto non coltivato sarà dell’estenzione di sei quadrati circa.
D. A quale specie di produzione il terreno è egli destinato?
R. Come sopra a fagioli, granturco, saggina e panico.
D. Quali sono le ragioni che hanno impedito di tenere tutto il terreno ben coltivato?
R. Perché è sempre necessario un quantitativo di terratico incolto per la pastura.
Fu poi notificato al superiore del convento suddetto, come prescrivono le istruzioni, che se le porzioni di terra non coltivate senza che egli possa darne delle valevoli spiegazioni, non si trovano punto in buono stato per ricevere le produzioni che la stagione permette ancora di coltivare, sua eccellenza il signor consigliere e amministratore generale di Toscana prenderà, rapporto ai conventi che si trovassero in questo caso, le misure le più severe”.
Di seguito a questa poco ‘simpatica’ minaccia, il remissivo padre guardiano dichiarò che “tra gli oggetti prescritti nel presente processo verbale”, la quantità di “grano, biade ed altri vegetabili” e le “legne” in San Francesco erano quelle che servivano al convento.
Non c’era altro “di più superiormente a quelle sopracitate” e che si sarebbe sottoposto “nel caso di non averle manifestate per distrarle, alle procedure che potrebbero esser fatte contro di lui”.
Dopo di che il commissario gli lasciò la tutela dei “mobili ed effetti d’ogni specie” ed elesse per custode legale e responsabile Pellegrino Giani di San Miniato che era stato proposto dal cancelliere come “un uomo probo, attivo ed intelligente”.
Quindi chiuse il processo verbale e ne dette copia allo stesso padre guardiano.
Paola Ircani Menichini, 24 aprile 2026. Tutti i diritti riservati.
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